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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2108/423

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contributor.advisorAnnicchiarico, Barbara-
contributor.authorOrioli, Federica-
date.accessioned2008-03-27T11:03:28Z-
date.available2008-03-27T11:03:28Z-
date.issued2008-03-27T11:03:28Z-
identifier.urihttp://hdl.handle.net/2108/423-
descriptionLa tesi è stata discussa il 30/10/2007en
description.abstractNel cosidetto Core-Periphery model (CP model) ci sono tre distinte forze che governano la stabilità: the "market-access" effect, the "cost-of-living" effect and the "market-crowding" effect. Le prime due agiscono come forza centripeta e tendono a favorire l'agglomerazione dell'attività economica. L'ultima agisce come forza centrifuga e favorisce la dispersione dell'attività economica. Nei primi due capitoli del presente lavoro si mostra come modificando lo standard CP model sia possibile individuare nuove componenti che determinano l'importanza relativa di queste forze. Il capitolo primo presenta una economia spaziale nell'ambito della cosidetta "new economic geography" literature in cui operano interazioni strategiche tra le imprese. Il modello mostra che leforze che guidano la concentrazione dell'attività economica dipendono in modo cruciale dalle decisioni di prezzo. Le interazioni strategiche influenzano i livelli critici dei costi di trasporto in cui l'equilibrio simmetrico è rotto, la configurazione core-periphery diventa sostenibile e il commercio internazionale è possibile. In particolare quando le imprese in oligopolio localizzate nella stessa regione colludono in entrambi i mercati si osserva a bell-shaped curve of spatial development. Per decrescenti costi di trasporto si alternano agglomerazione e dispersione dell'attività economica. Bassi costi di trasporto incoraggiano le imprese a localizzarsi nelle diverse regioni. Invece quando le imprese in oligopolio non colludono per bassi costi di trasporto emerge una configurazione di agglomerazione. Inoltre si mostra che una piena integrazione accresce il benessere sociale solo in assenza di comportamenti collusivi tra le imprese. Il secondo capitolo presenta un semplice Core-Periphery model with footloose workers in cui vengono introdotte imprese eterogenee e cross-country gaps di livelli di efficienza. L'analisi mostra che quando le imprese sono eterogenee la rilocalizzazione nella regione più grande è più vantaggiosa per le imprese più produttive. L'eterogeneità provoca un effetto di selezione che sminuisce il cosidetto "Home Market Effect". Ne consegue che le standard misurazioni empiriche tendono a sovrastimare i fenomeni di agglomerazione. Inoltre in presenza di cross-country gaps di livelli di efficienza il grado di sostituzione tra le varietà gioca un ruolo importante nelle decisioni di localizzazione. Se quest'ultimo infatti è piccolo il paese più produttivo è più attrattivo per tutte le imprese. Al contrario se è grande penetrare nel mercato più produttivo è più difficile perchè la competizione tra le imprese è forte. Ne segue che la competizione agisce come forza di dispersione. Infine l'eterogeneità implica interessanti risultati per le politiche regionali in particolare un sussidio alle imprese induce le imprese più produttive a spostarsi verso il core. Infine nel capitolo 3 è stata testata l'ipotesi che l'introduzione dell'euro abbia avuto un effetto positivo sulla realizzazione della Legge del Prezzo Unico. Nel corso degli ultimi decenni sono stati compiuti passi fondamentali verso la realizzazione della integrazione economica e monetaria in Europa. Il processo messo in atto ha favorito la concorrenza fra i paesi dell'area euro ed ha migliorato le condizioni per gli scambi commerciali. Nonostante ciò, tra i paesi dell'Unione Monetaria, permangono barriere ad una concorrenza efficace. La costruzione di un indicatore di competitività per gli 11 paesi che hanno aderito agli accordi valutari sin dalla nascita dell'UME mostra l'esistenza di ampie differenze dei prezzi dei beni e dei servizi commerciabili nel quinquennio 2000-2005. Tali differenze giocano un ruolo chiave nella determinazione non solo della competitività interna fra i membri dell'area, ma anche di quella esterna nei confronti di partner commerciali non appartenenti all'Unione. Ampie differenze nei prezzi, rappresentando una indicazione di insufficiente integrazione ed intensità della concorrenza ed il permanere di barriere agli scambi commerciali nei mercati dei beni e dei servizi dell'area, evidenziano la possibilità di poter compiere ulteriori sforzi volti al miglioramento dell'efficacia della concorrenza in Europa.en
description.abstractIn the so-called Core-Periphery model (CP model for short) there are three distinct forces governing stability: the "market-access" effect, the "cost-of-living" effect and the "market-crowding" effect. The "market-access" and "cost-of-living" effects (also called "demand linked" and "cost-linked" circular causalities, or "backward" and "forward" linkages) act as centripetal forces and tend to favour agglomeration of economic activity. The "market-crowding" effect (also known as the "local competition" effect) acts as a centrifugal force and favors spatial dispersion of economic activity. In the first two Chapters of the present work we show how modifying the standard CP model it is possible to individuate new components that determine relative strength of these forces. Chapter 1 presents a spatial economy in the spirit of the so called "new economic geography" literature in which strategic interactions among firms are operative. The model shows that the forces driving regional concentration of economic activity crucially depend on firms' pricing decisions. Strategic interactions affect critical levels of trade costs at which the symmetric equilibrium is broken, core-periphery patterns become sustainable and trade occurs. In particular, when oligopolistic firms located in the same region collude in both markets a bell-shaped curve of spatial development may be observed. For decreasing transport costs from high to intermediate agglomeration and divergence of industrial activity take place. Further reductions encourage firms to locate in different regions and a symmetric configuration eventually arises. On the other hand, when oligopolistic firms do not collude a core-periphery pattern always emerges for low transportation costs. We also show that full economic integration will be welfare improving only in the absence of collusive behaviors among firms. Chapter 2 presents a simple Core-Periphery model with footloose workers in which we have introduced heterogeneous firms and cross-country gaps efficiency levels. The analysis carried out has shown that with heterogeneous firms re-location to the large region is more attractive for the most productive firms. Moreover, heterogeneity leads to a "selection effect" that dampens the "Home Market Effect". It follows that standard empirical measures overestimate agglomeration economies. On other hand in the presence of cross-country efficiency gaps the degree of substitution between varieties matters in driving re-location decisions. If the degree of substitution between varieties is sufficiently small the most productive country is more attractive for all firms. By contrast, for a larger degree of substitution among varieties entry into more competitive market is more difficult because competition among firm is stronger. It follows that competition among firms always acts as a dispersion force. Finally heterogeneity implies interesting results for regional policy. In particular a subsidy aimed at promoting industry in disadvantaged regions induces more (less) productive firms to move to the core (periphery). Finally in the Chapter 3 our objective was to test the hypothesis that the euro has had a positive effect on realization of the Law of One Price and its aggregate counterpart Purchasing Power Parity (PPP) within the European Monetary Union (EMU). Over the past two decades, markets within the European Union (EU) have become progressively more integrated as internal barriers to trade have been dismantled. In particular the introduction of the euro was intended to integrate market within Europe further, after the implementation of the 1992 Single Market Project. In this Chapter we examine the extent to which this objective has been achieved by examining the degree of price dispersion between countries in the euro zone for the period 2000-2005. Our results suggest that the euro has not had a significant integrating effect. After the currency changeover we still observe high price dispersion across countries.en
format.extent778493 bytes-
format.mimetypeapplication/pdf-
language.isoenen
subjectnew economic geographyen
subjectoligopolyen
subjectprice competitionen
subjectfirm heterogeneityen
subjectcross-country efficiency gapsen
subjecthome market effecten
subjecteuroen
subjectconvergenza dei prezzien
subjectcompetitivitàen
subjectparità del potere di acquistoen
titleEssays in international economicsen
typeDoctoral thesisen
degree.nameDottorato in economia internazionaleen
degree.levelDottoratoen
degree.disciplineFacoltà di economiaen
degree.grantorUniversità degli studi di Roma Tor Vergataen
date.dateofdefenseA.A. 2007/2008en
Appears in Collections:Tesi di dottorato in economia

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