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Tesi di dottorato in giurisprudenza >

Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2108/1355

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contributor.advisorLupi, Raffaello-
contributor.authorMolinaro, Giuseppe-
date.accessioned2010-07-30T10:48:15Z-
date.available2010-07-30T10:48:15Z-
date.issued2010-07-30T10:48:15Z-
identifier.urihttp://hdl.handle.net/2108/1355-
description23. cicloen
description.abstractLa tassazione dei redditi di natura finanziaria, tipicamente quelli derivanti dall’impiego del risparmio delle persone fisiche, riveste una fondamentale importanza nella politica tributaria dei Paesi evoluti sia in un’ottica interna (esigenze di gettito, contrasto di fenomeni elusivi, etc.) sia in un’ottica esterna (in primis, con l’attuazione di politiche difensive o aggressive sia per scongiurare il rischio di fughe sia per favorire l’attrazione di capitali). I modelli di tassazione di tali redditi si differenziano tra quelli applicabili al “risparmio diretto” e quelli applicabili al “risparmio intermediato”: i due comparti presentano aspetti e problematiche diverse, ma senza soluzione di continuità, poiché la disciplina fiscale del “risparmio intermediato” non può prescindere in alcun caso dalla ricognizione della disciplina fiscale del “risparmio diretto”. L’obiettivo principale del lavoro svolto è stato quindi quello di analizzare le peculiarità del nostro sistema di tassazione dei redditi finanziari, le attuali criticità, dovute principalmente alla disomogeneità del sistema stesso, e le possibili ipotesi di relativa evoluzione. In particolare, si è provveduto preliminarmente ad una ricognizione delle diverse forme di impiego in attività finanziarie della ricchezza degli italiani analizzando altresì la composizione del gettito erariale derivante dai “redditi finanziari”, che costituiscono un ideale “comparto reddituale” nel cui novero sono riconducibili due delle sei categorie di redditi previste dal Testo Unico: i redditi di capitale ed i redditi diversi di natura finanziaria. Come noto, non esiste una definizione paradigmatica delle menzionate categorie reddituali; per entrambe, infatti, il Testo Unico fornisce un’elencazione casistica, che include fattispecie puntuali e tassative di proventi finanziari rilevanti ai fini impositivi; astrattamente è possibile ricondurre la categoria dei redditi di capitale al concetto di redditi-prodotto (ovvero quei redditi che costituiscono il frutto – civile, come gli interessi o economico, come i dividendi – derivante dall’impiego di capitale) e le plusvalenze di natura finanziaria al concetto di redditi-entrata (ovvero quei proventi, anche differenziali, in cui il negozio di impiego del capitale sussiste ma non si pone come diretta causa produttiva dei proventi medesimi). Con particolare riferimento agli interessi – che costituiscono il reddito di capitale per eccellenza, assieme ai dividendi – si è altresì evidenziato che, da un punto di vista contabile ed in un’ottica di tassazione aziendale, tali proventi sono equiparabili a tutti gli altri costi mentre sotto un profilo più strettamente microeconomico, gli stessi costituiscono di fatto una rendita e, per questo, si differenziano dagli ordinari oneri per fattori della produzione. In un’ottica di teoria economica della remunerazione dei fattori produttivi, infatti, gli interessi sono, in un certo senso, equiparabili ai salari ed ai profitti. Pertanto, anche a livello macro-economico, gli interessi – a differenza dei proventi derivanti dalle attività produttive in senso stretto – non concorrono alla formazione del reddito nazionale (P.I.L.) costituendo una ripartizione, sotto forma di rendita, del valore aggiunto economico nazionale. Altro saliente tema trattato è quello della misura dell’aliquota di imposizione dei redditi finanziari che assume rilevanza centrale nel nostro sistema impositivo, in cui detti redditi percepiti da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, di norma, non sono tassati come tutti gli altri proventi attraverso un’imposizione progressiva ma subiscono un prelievo proporzionale sostitutivo. La maggior parte delle fattispecie di redditi finanziari è infatti assoggettata all’aliquota del 12,50%, che potrebbe sembrare piuttosto modesta e, per questo, da più parti se ne prospetta un aumento. Tuttavia, si deve considerare che buona parte del rendimento finanziario non è reddito ma ricostituzione del capitale eroso dall’inflazione. In altri termini, il rendimento derivante dagli strumenti finanziari serve, in primo luogo, a salvaguardare il potere d’acquisto del capitale investito, nel senso che si può parlare di un provento vero e proprio solo se si riesce a coprire l’inflazione, altrimenti si determina una perdita di capitale reale. Pertanto, la decisione di attestarsi su una aliquota di livello piuttosto modesto, tenuto conto del criterio nominalistico del nostro regime impositivo che non prevede indicizzazioni, consente di favorire una sorta di compensazione per controbilanciare lo svantaggio derivante dall’erosione inflattiva. Si è altresì evidenziato che il “successo della tassazione” dei redditi finanziari è attribuibile in buona parte al modesto livello di aliquota fiscale ma anche al ruolo determinante degli intermediari che assumono in carico tutti (o quasi) gli obblighi strumentali e procedurali finalizzati all’assolvimento degli obblighi impositivi. E’ evidente, infatti, il ruolo centrale rivestito dagli intermediari-“grandi esattori” nel sistema di tassazione dei redditi finanziari, sia in sede di applicazione delle ritenute alla fonte o dell’imposta sostitutiva sui redditi di capitale sia nell’ambito dei regimi del risparmio amministrato e gestito per la tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria (regimi a cui si è dato ampio risalto nell’ambito della trattazione). Come correttamente rilevato in dottrina, gli intermediari “garantiscono una certa sicurezza dell’investimento, ma ne tassano i redditi in una specie di apoteosi della tassazione aziendale, che vede un intervento veramente sporadico di un fisco che si fida totalmente degli intermediari, in genere con ragione. Al contrario, i redditi conseguiti fuori da queste strutture, tra privati e privati o aziende non strutturate, vengono di solito nascosti al fisco”. Gli intermediari finanziari che intervengono nella tassazione dei redditi finanziari – erogando direttamente o indirettamente redditi a diversi stakeholders (i.e. i dipendenti, i consulenti, gli azionisti, i clienti, etc.) e, in veste di sostituto d’imposta, operando le ritenute alla fonte a titolo di acconto o d’imposta e le imposte sostitutive sui redditi finanziari, nonché tutti i conseguenti onerosi adempimenti strumentali correlati – rappresentano la fattispecie di più rigida organizzazione amministrativo-aziendale; si tratta, infatti, di operatori economici di grandi o grandissime dimensioni, che si avvalgono di procedure standardizzate, complesse ed articolate, e sono soggetti ad una serie di controlli interni ed esterni . Si è quindi evidenziato che la tassazione delle rendite finanziarie, effettuata per il tramite dei c.d. “grandi contribuenti”, costituisce la massima espressione della tassazione aziendale, in quanto la “ricchezza finanziaria” viene canalizzata e tassata attraverso le imprese bancarie e finanziarie. Tuttavia, l’attuale sistema di tassazione dei redditi finanziari, per quanto discretamente efficiente risulta non omogeneo e, talvolta, non neutrale, evidenziando quindi dei margini di miglioramento. Ci si riferisce, tra gli altri, ai “disallineamenti” rappresentati dall’esistenza di un doppio (triplo, in realtà) livello di aliquote impositive, dalla disparità di timing della tassazione degli OICR italiani (tassati in base al risultato maturato) e degli OICR comunitari armonizzati (tassati al realizzo), nonché dalle differenti caratteristiche proprie dei diversi regimi di tassazione del risparmio (dichiarativo, amministrato e gestito). Attesa la sempre maggiore rilevanza della mobilità internazionale dei capitali, si è ritenuto opportuno, inoltre, analizzare brevemente il trattamento dei redditi finanziari transnazionali sia in uscita (c.d. outbound incomes) sia in entrata (c.d. inbound incomes).en
description.abstractThe taxation of financial income, typically those arising from the investment of the savings of individuals, is of fundamental importance in tax policy of advanced countries in both domestic perspective (requirements of revenue, contrast elusive phenomena, etc..) and external perspective (especially with the implementation of defensive or aggressive policies to avoid the risk of escape and to facilitate the attraction of capital.) The models of taxation of such income are different from those applicable to "direct savings" and those applicable to "savings intermediated": the two sectors have different issues and aspects, but without interruption since the tax discipline of the "savings intermediated" cannot ignore in any case the recognition of the tax provisions of the "direct savings." The main objective of the work was made therefore to analyze the peculiarities of our system of taxation of financial income, current problems, mainly due to the discontinuity of the system, and any possible changes therein. In particular, it was done previously to recognition of different forms of employment in financial activities of the wealth of Italians also analyzing the composition of tax revenue derived from "investment income", which are an ideal "income fund" in that group are due two of the six categories of incomes provided by the Italian “TUIR”: capital gains and other income of financial nature. As known, there is not a paradigmatic definition of the mentioned income categories, for both, in fact, the Italian “TUIR” provides a list , which includes precise and stringent cases of financial incomes relevant for tax purposes ; abstractly, you can bring the abstract category of income the concept of capital-income products (ie those revenues which were the result - civil or economic interests as such as dividends - resulting from the capital) and capital gains of a financial nature to the concept of income-entry (ie those income, also differential, where the shop exists but use of capital does not arise as a direct result of the production proceeds thereof). With particular reference to the interests - that constitute the income of capital for excellence, together with dividends - has also shown that, from an accounting point of view and in a perspective of corporate taxation, these proceeds are comparable to all other costs while under a more strictly microeconomic, the same are in fact an income and, therefore, differ from ordinary charges for factors of production. From the perspective of economic theory of the remuneration of production factors, in fact, the interest is, in a sense, comparable to wages and profits. Therefore, even if at the macro-economic interests - unlike income from production activities in the strict sense - not contribute to the formation of national income (GDP) being a breakdown in the form of annuity, the national economic value added. Another salient theme is that the measure in the rate of taxation of financial income that assumes central importance in our tax system, where such income received by individuals outside the exercise of business activities, usually are not taxed as other income through progressive taxation but undergo a proportional levy replacement. Most of the cases in financial income is in fact assessed at 12.50%, which may seem rather modest and, therefore, from many it expects a rise. However, one must consider that much of the financial performance of the recovery is not income but capital eroded by inflation. In other words, the yield from the securities is, first, to preserve the purchasing power of invested capital in the sense that one can speak of a real income only if it manages to cover inflation, otherwise determines a loss of real capital. Therefore, the decision remained at a relatively low rate, given the nominalistic criterion of our tax system that provides indexing, grants a kind of compensation to offset the disadvantage of inflationary erosion. It was also revealed that the "success tax" of financial income is largely attributable to the low level of tax rate but also the role of intermediaries will be responsible for all (or almost) instrumental and procedural requirements intended for the performance tax obligations. It 's obvious fact, the central role of intermediaries-"great debt" in the system for taxation of financial income, both in the application of withholding tax or capital gains tax replacement under both regimes of savings managed and operated for the taxation of income, other financial in nature (schemes to which you have given wide coverage in the discussion). As correctly noted in the literature, the broker "provide a certain security of investment, but tax the income in a kind of apotheosis of corporate taxation, which sees very occasional action of a fiscal intermediaries who trusts completely, usually with reason. In contrast, income earned outside of these structures, private companies and private or unstructured, are usually hidden from the tax. " Financial intermediaries involved in the taxation of investment income – paying directly or indirectly income to various stakeholders (ie employees, consultants, shareholders, customers, etc..) and, as a tax substitute, making withholding source as an advance od'imposta and substitute taxes on investment income and all consequences arising from compliance-related equipment - represent the case of more rigid corporate-administrative organization; they are, in fact, operators of large or very large sizes, making use of standardized procedures, complex and are subject to a number of internal and external controls. It is therefore clear that the taxation of capital gains, made through CDs "Large taxpayers", is the excellence of corporate taxation, as the "financial wealth" is channeled and taxed through banking and other financial firms. However, the current system of taxation of financial income, as fairly efficient is not uniform and sometimes is not neutral, thus highlighting the scope for improvement. This refers, among others, the "mismatch" represented by the existence of a double (triple, actually) the level of tax rates, the difference in timing of the taxation of Italian investment funds (taxed under the income accruing) and of investment funds harmonized Community (taxed at realization) and the different characteristics of different systems of taxation of savings. Pending the increasing importance of international capital mobility, it was decided to also analyze briefly the treatment of transnational financial income and outgoing (outbound incomes) and incoming (inbound incomes).en
description.tableofcontents1. Come è impiegata la ricchezza degli italiani ? 2. La geografia degli impieghi in attività finanziarie 3. Il gettito erariale derivante dalla imposizione sui redditi finanziari 4. I redditi finanziari in uno schema di reddito-prodotto in senso ampio 4.1 Gli interessi nell’ottica della tassazione aziendale e della teorica economica 5. Redditi di capitale: frutto civile o frutto economico? 6. Le scelte di determinazione della ricchezza finanziaria nella tassazione reddituale italiana 6.1 La confusione anteriore al riordino del 1998 6.2 Il riordino attuato nel 1998 6.3 Le linee guida della inattuata “Riforma Tremonti” 7. Le aliquote d’imposta sui redditi finanziari 8. I redditi di capitale 8.1 Esiste una definizione di reddito di capitale? 8.2 Le singole fattispecie di proventi derivanti impiego di capitale 8.2.1 Gli interessi 8.2.2 Interessi non soggetti ad imposizione: interessi compensativi ed interessi moratori 8.2.3 Gli interessi ed altri proventi derivanti da mutui, depositi e conti correnti 8.2.4 Gli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari, degli altri titoli diversi dalle azioni e titoli similari nonché dai certificati di massa 8.2.5 L’imposta sostitutiva del D. Lgs. n. 239/1996 55 8.2.6 La ritenuta derivanti da titoli obbligazionari non assoggettati all’imposta sostitutiva 8.2.7 I proventi derivanti da “titoli atipici” 8.2.8 Altre tipologie di redditi di capitale 8.2.9 Gli utili da partecipazione in società ed enti IRES ed utili equiparati 8.2.10 Gli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione 8.2.11 Gli utili derivanti da gestioni patrimoniali collettive 8.2.12 Gli utili derivanti da operazioni di pronti contro termine su titoli e valute 8.2.13 Redditi derivanti da contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione e dai rendimenti delle rendite di previdenza complementare 8.2.14 I redditi imputati al beneficiario del trust 8.2.15 Gli altri redditi derivanti dall’impiego di capitale: la fattispecie residuale 9. I redditi diversi di natura finanziaria 9.1 Riflessioni sulla rilevanza impositiva delle plusvalenze 9.2 Le plusvalenze sono tutte uguali? 9.3 Aspetti problematici del prelievo fiscale sui capital gains: previsione di meccanismi di indicizzazione 9.4 Aspetti problematici del prelievo fiscale sui capital gains: tassazione al momento del realizzo ovvero al momento della maturazione 9.5 Aspetti problematici del prelievo fiscale sui capital gains: imposizione ordinaria o imposizione sostitutiva? 9.6 Aspetti problematici del prelievo fiscale sui capital gains: la deducibilità delle minusvalenze 9.7 Aspetti problematici del prelievo fiscale sui capital gains: la fissazione di minimi in esenzione 9.8 Aspetti problematici del prelievo fiscale sui capital gains: la rilevanza della durata del possesso degli assets mobiliari 9.9 L’elusione fiscale e la rilevanza impositiva delle plusvalenze 10. Le varie fattispecie di redditi diversi di natura finanziaria 10.1 Le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni et similia 10.1.1 Il regime di esenzione delle plusvalenze realizzate da imprese in start up 10.2 I redditi derivanti da cessione di valute 10.3 I redditi derivanti da “contratti derivati” per differenziale 11. Le modalità di tassazione dei redditi finanziari: i regimi dichiarativo, amministrato e gestito 11.1 Il regime di tassazione “dichiarativo” 11.2 Il regime del risparmio amministrato 11.3 Il regime del risparmio gestito 12. Le più recenti prospettive di riforma 12.1 In cosa è migliorabile l’attuale sistema impositivo dei redditi finanziari? 12.2 Prima disomogeneità: le due aliquote d’imposta 12.3 Seconda disomogeneità: la disparità di trattamento tra OICR italiani ed OICR comunitari armonizzati 12.4 Terza disomogeneità: le diversità tra i tre regimi di tassazione del risparmio 12.5 Quarta disomogeneità: il differimento d’imposta nel caso di titoli a cedola nulla 12.6 E’ possibile addivenire ad un’unica aliquota della tassazione dei redditi finanziari? 12.6.1 Esiste un livello appropriato di aliquota unica? 12.6.2 E’ necessario introdurre misure compensative a fini equitativi? 12.6.3 Il tema della doppia tassazione dei redditi partecipativi 12.6.4 Le difficoltà del passaggio all’aliquota unica: la necessità di gestire la fase transitoria 13. Ipotesi di riforma dei regimi di tassazione del risparmio 13.1 Prima ipotesi di riforma: minimi correttivi 13.2 Seconda ipotesi di riforma: generalizzata applicazione del principio della tassazione “al realizzo” 13.3 Terza ipotesi di riforma: generalizzata applicazione del principio della tassazione “alla maturazione” 13.4 Il regime dichiarativo: prelievo sostitutivo d’acconto sui redditi di capitale e “segnalazione” del percipiente 13.5 Aspetti critici di transizione al nuovo regime 13.6 E se si introducesse una Tobin Tax? 14. Il ruolo degli intermediari nella tassazione dei redditi finanziari 15. Il sistema di tassazione degli organismi di investimento collettivo del risparmio 15.1 L’imposizione sostitutiva sui fondi comuni di investimento mobiliare aperto e chiusi nazionali 15.2 L’imposizione sostitutiva sui fondi comuni di investimento mobiliare “lussemburghesi storici” 15.3 L’imposizione sostitutiva sui fondi pensione 16. Profili internazionali di tassazione delle attività finanziarie 16.1 Tassazione dei redditi di fonte italiana percepiti da non residenti in Italia (c.d. outbound income) 16.1.1 Gli interessi 16.1.2 I dividendi 16.1.3 I proventi di quote di fondi comuni di investimento in valori mobiliari 16.1.4 Le plusvalenze 16.2 Tassazione dei redditi di fonte estera percepiti da residenti in Italia (c.d. inbound income) 16.2.1 Gli interessi 16.2.2 Dividendi e plusvalenze 16.3 Adempimenti strumentali degli intermediari nei rapporti con l’estero: il monitoraggio fiscale 16.3.1 Effetti impositivi del trading on line effettuato da un residente in Italia 16.4 Misure di contrasto all’evasione fiscale internazionale 17. Possibili sviluppi della ricerca 18. Bibliografiaen
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language.isoiten
subjectredditi finanziarien
subjectredditi di capitaleen
subjectredditi diversi di natura finanziariaen
subjectintermediari - grandi esattorien
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subjectdividendien
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subjectaliquota del 12,50%en
subjectinflazioneen
subject.classificationIUS/12 Diritto tributarioen
titleLa tassazione degli impieghi di capitale tra investimenti diretti ed intermediazioneen
typeDoctoral thesisen
degree.nameDiritto tributario e dell'impresaen
degree.levelDottoratoen
degree.disciplineFacoltà di giurisprudenzaen
degree.grantorUniversità degli studi di Roma Tor Vergataen
date.dateofdefenseA.A. 2009/2010en
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