DSpace - Tor Vergata >
Facoltà di Giurisprudenza >
Tesi di dottorato in giurisprudenza >

Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2108/1090

Full metadata record

DC FieldValueLanguage
contributor.advisorRampioni, Roberto-
contributor.authorRocchi, Francesca-
date.accessioned2009-09-02T14:32:35Z-
date.available2009-09-02T14:32:35Z-
date.issued2009-09-02T14:32:35Z-
identifier.urihttp://hdl.handle.net/2108/1090-
description21. cicloen
description.abstractNonostante la maggior parte degli interpreti e delle Commissioni ministeriali istituite negli ultimi decenni per riformare il codice penale abbiano rintracciato nell’eccessivo potere discrezionale del giudice nella commisurazione della pena la principale ragione dell’ineffettività del sistema sanzionatorio italiano, la ricerca sviluppata in questa tesi, anche a livello comparatistico, ha invece individuato due diverse ragioni di tipo tecnico giuridico alla base della crisi della certezza della pena e dell’eccessivo divario tra pena in astratto e pena in concreto. La prima consiste nell’inadeguatezza delle pene edittali, sia a livello qualitativo che quantitativo. La struttura carcerocentrica del sistema punitivo italiano sembra, infatti, ormai anacronistica e contrastante con le attuali tendenze dei più moderni sistemi penali, promosse anche dalla comunità scientifica internazionale, per evitare gli effetti negativi e controproducenti della pena detentiva, soprattutto se di breve durata. Dal punto di vista quantitativo, inoltre, il minimo ed il massimo edittale, sono spesso così sproporzionati rispetto all’attuale disvalore astratto del reato, che il giudice è costretto ad un ruolo di supplenza per adeguare la determinazione legale della pena ai principi costituzionali di uguaglianza, rieducazione e proporzione, così come gli viene ormai costantemente richiesto anche dalla stessa Corte Costituzionale. La seconda causa, invece, risiede nell’abuso e nell’ipertrofia del sistema delle circostanze del reato che, a seguito delle numerose novelle riformatrici che ne hanno stravolto complessivamente la disciplina e la fisionomia, hanno mutato la loro originaria funzione di cause di modificazione legale della pena, finalizzate appunto a restringere la discrezionalità commisurativa giudiziale. Emblematica perciò appare la vicenda normativa dell’istituto della recidiva, che, pur essendo stata riformata di recente dal legislatore in senso particolarmente repressivo, sull’esempio di altri ordinamenti europei e delle leggi americane dei “three strikes”, avendo mantenuto la sua veste giuridica di circostanza aggravante del reato ha comportato paradossalmente un ampliamento del potere discrezionale del giudice, rendendo di fatto ancor meno effettiva la risposta sanzionatoria. La recente riforma del sistema sanzionatorio operata dalla l. del 251 del 2005, viene perciò criticata perché, al di là del valore repressivo simbolico che ha voluto attribuire alla recidiva, non ha realmente inciso sul fondamento di questo istituto lasciando quindi sempre ai giudici la decisione sulla sua applicabilità concreta, senza tentare altre soluzioni politico criminali, nel quadro di un sistema sanzionatorio maggiormente differenziato, sia per tipologia di reati che di autori, di per sé dunque incompatibile con una recidiva fondata sul solo innalzamento della pena in astratto, in senso ancora generico e perpetuo.en
description.abstractWhile most authors and ministerial committees, established in recent decades to reform the penal code, have found in the wide discretionary power of the judge over criminal sentencing the main reason of the penalties ineffectiveness of Italian system, the research, developed in this dissertation, through also a comparative analysis, has identified two legal basis of the current crisis of the punishment ‘s certainty and of the excessive gap between penalty and punishment in abstract and in concrete. The first reason consists in the inadequacy of statutory penalties, both qualitatively and quantitatively. The structure of the Italian penal system, based only on custodial sanctions, seems nowadays, in fact, anachronistic and contrary to current trends in modern criminal justice systems, also promoted by the international scientific community to avoid the negative and counterproductive effects of imprisonment, especially if short-lived. From a quantitative point of view, moreover, the minimum and maximum of statutory penalties, are often so disproportionate compared to the abstract value of the offense, that the court is constrained to a role of the substitute of the legislator to adjust the legal determination of the statutory penalties to the constitutional principles of equality, rehabilitation and proportion, as he is now constantly required by the Constitutional Court. The second reason, however, lies in the overgrowth of the circumstances of the offense, as a result of the many legislative reforms that have distorted the overall discipline and character, changing their original function as legal causes of statutory penalties’ amendment, designed specifically to restrict judicial discretionary sentencing power. Emblematic it appears the story of the legislation against persistent offenders, which, despite having been recently reformed by the legislature in a particularly repressive sense, on the example of other European legal systems and of North-American laws of the "three strikes", maintaining it’s legal aggravating circumstance nature of the offense, has paradoxically produced an extension of the discretionary sentencing power of the judge, making even less effective the repressive response. The recent reform of the sanctions made by the l. 251 of 2005, therefore, is criticized because, despite the symbolic repressive value who wanted to give, has not really affected the foundation of this institution of recidivism, leaving its application to the court’s decision, without trying other solutions of criminal-political nature, as part of a more differentiated system of penalties, both by type of crime and perpetrators, that is, in itself, therefore, incompatible with a recidivism’s discipline based solely on increasing the penalty in the abstract, without distinction of seriousness of the current and previous offence(s) and of the time of previous offence (so called “wash-out period”).en
description.tableofcontentsPremessa sull’oggetto e il metodo della presente ricerca - CAPITOLO 1, LA DISCREZIONALITÁ GIUDIZIALE TRA CORNICI EDITTALI, CIRCOSTANZE E FUNZIONI DELLA PENA - 0. Il rapporto tra la valutazione della pena in astratto e in concreto come principale fonte della sua incertezza: le cause e i possibili correttivi - 1. a) L’inadeguatezza delle previsioni edittali di pena e il ruolo su pplente del giudice - 1.1. La visione carcerocentrica del sistema sanzionatorio italiano e il problema della c.d. «fuga dalla sanzione» - 1.2. L’attuazione di una polifunzionalità della pena in senso forte: una caratterizzazione specialpreventiva in senso positivo delle cornici edittali - 1.3. Correttivo: costruzione di un diverso sistema di pene edittali “differenziato” per reati e per autori - 2. b) La perenne ricerca della proporzione della misura legale della pena al disvalore dell’illecito: il ruolo ipertrofico delle circostanze del reato - 2.1. Il controverso ruolo delle circostanze nel sistema commisurativo: analisi funzionale dei diversi tipi di circostanze del reato - 2.1.1. Le circostanze aggravanti ad effetto speciale come indici di modificazione legale della pena - 2.1.2. Le circostanze ad effetto comune come indici particolarmente rilevanti di commisurazione giudiziale della pena - 2.1.3. Le circostanze attenuanti generiche e il criterio prasseologico dell’equità - 2.2. Il giudizio di bilanciamento tra circostanze eterogenee e il suo progressivo svuotamento - 2.3. Correttivo all’attuale sistema ipertrofico delle circostanze del reato in senso tecnico: eliminazione (o quantomeno riduzione) dei minimi edittali con conseguente abolizione delle circostanze attenuanti e del giudizio di bilanciamento - 2.4. L’esperienza francese. - CAPITOLO 2, IL RUOLO DELLA RECIDIVA NELLA DETERMINAZIONE DELLA RISPOSTA SANZIONATORIA - 0. Il controverso fondamento della recidiva e gli strumenti politico criminali per contrastarla - 1. La recidiva come circostanza aggravante del disvalore del reato nel sistema italiano - 1.1. La funzione delle diverse forme di recidiva nella commisurazione della pena - 1.2. Da status soggettivo sintomo di maggiore colpevolezza o pericolosità a strumento di politica criminale di controllo sociale e sicurezza: la riforma italiana del 2005 e quella spagnola del 2003 - 1.3. L’influenza delle leggi americane dei “three strikes and you are out” sui sistemi continentali sia di common che di civil law - 1.4. Il “fallimento” delle politiche del “mandatory sentencing” - 1.5. L’attuale disciplina della recidiva e la crisi del principio rieducativo - 2. Il ripudio della recidiva come elemento di aggravamento della pena: il caso isolato del sistema tedesco - 2.1. La recidiva come indice di pericolosità sociale e requisito di applicazione di una misura di sicurezza. - CAPITOLO 3., COSTANTI E VARIABILI NEI PROGETTI DI RIFORMA DEL CODICE PENALE IN TEMA DI DETERMINAZIONE LEGALE E GIUDIZIALE DELLA PENA - 1. Riduzione degli spazi di operatività della discrezionalità giudiziale e recupero della certezza della pena - 2. La revisione delle cornici edittali - 3. La restrizione dell’ambito di rilevanza delle circostanze del reato - 3.1. La progressiva scomparsa del giudizio di bilanciamento delle circostanze eterogenee - 3.2. L’abolizione delle circostanze attenuanti generiche - 4. La restaurazione del regime obbligatorio della recidiva come aggravante in senso tecnico - 5. La previsione di criteri finalistici nella disciplina della commisurazione giudiziale della pena - 6. Ampliamento delle tipologie sanzionatorie: crisi della centralità della pena detentiva e fine del doppio binario? - 7. Considerazioni conclusive sulle attuali tendenze di riforma del sistema sanzionatorio - BIBLIOGRAFIAen
format.extent1919972 bytes-
format.mimetypeapplication/pdf-
language.isoiten
subjectpenaen
subjectpotere discrezionale del giudice penaleen
subjectrecidivaen
subjectcircostanze del reatoen
subjectcornici edittalien
subjectcertezza della penaen
subjectmisure di sicurezzaen
subjectriforma del codice penaleen
subjectprincipio rieducativo della penaen
subjectconcezione polifunzionale della penaen
subject.classificationIUS/17 Diritto penaleen
titleLa risposta sanzionatoria e il potere discrezionale del giudice: con particolare riferimento al ruolo e al significato della recidiva nella teoria della penaen
typeDoctoral thesisen
degree.nameDiritto pubblicoen
degree.levelDottoratoen
degree.disciplineFacoltà di giurisprudenzaen
degree.grantorUniversità degli studi di Roma Tor Vergataen
date.dateofdefenseA.A. 2008/2009en
Appears in Collections:Tesi di dottorato in giurisprudenza

Files in This Item:

File Description SizeFormat
TESI DOTTORATO_18.06.2009.pdf1874KbAdobe PDFView/Open

Show simple item record

All items in DSpace are protected by copyright, with all rights reserved.