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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2108/1002

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contributor.advisorGareffi, Andrea-
contributor.advisorLardo, Cristiana-
contributor.authorMagni, Francesca-
date.accessioned2009-08-06T14:28:45Z-
date.available2009-08-06T14:28:45Z-
date.issued2009-08-06T14:28:45Z-
identifier.urihttp://hdl.handle.net/2108/1002-
description.abstractQuesto lavoro si propone di indagare le modalità di lettura e ricezione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto nel Cinquecento. Gli interpreti interrogati sono tutti raccolti nella famosa edizione illustrata proposta a Venezia nel 1730 dal tipografo Stefano Orlandini con il titolo: Orlando Furioso di M. Lodovico Ariosto; delle annotazioni de’ piu’ celebri autori che sopra esso hanno scritto, e di altre utili, e vaghe giunte in questa impressione adornato, come nell’indice seguente la prefazione si vede. Le testimonianze di ricezione coprono poco meno l’arco di un secolo: dai primi documenti importanti come quelli di Lodovico Dolce e Tullio Fausto da Longiano (pubblicati entrambi nel 1542) fino al commento di Alberto Lavezuola, apparso nel 1584, lo stesso anno del Carrafa di Camillo Pellegrino, dialogo che difendeva la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (uscita nel 1581) a spese del Furioso e infiammava la guerra critica tra tassisti e ariostisti. Grazie agli sforzi promozionali degli editori il romanzo cavalleresco d’Ariosto fu accolto come il classico della poesia narrativa italiana che fino allora era mancato, l’equivalente mo¬derno dell’epica di Omero e Virgilio. Dopo la morte d’Ariosto, e nonostante il successo, il poema diventa gradualmente un problema critico e teorico. La diffusione della Poetica di Aristotele contribuisce prepotentemente a riportare in primo piano il problema della codificazione dei generi. Gli interpreti e i lettori del Furioso furono inevitabilmente portati a confrontarsi e misurarsi con le categorie elaborate dai moderni interpreti di Aristotele, le annotazioni dei quali favorirono non poco il passaggio dal romanzo ariostesco al poema tassiano, e cioè da una forma aperta, caratterizzata da un soggetto fantastico, dal gioco con il tempo e lo spazio, ad una forma conclusa e lineare, dominata dall’ordine narrativo e dall’impresa collettiva, orientata ad un unico fine. La difesa dell’Orlando Furioso e la teorizzazione dei generi sono state accompagnate dal crescente influsso del modello ariostesco sull’epica contemporanea e da un’ampia propaganda editoriale. È stato Lodovico Dolce, con la sua attività di commentatore, a farsi principale paladino dell’Ariosto a fianco di Gabriele Giolito che, a partire dal 1542 e fino agli anni Cinquanta, è stato il più importante editore dell’opera ariostesca. La prima delle pubblicazioni giolitine portò alla fissazione di un formato destinato a divenire standard per le edizioni successive. Tra i paratesti che accompagnarono il Furioso ebbe enorme fortuna la Brieve dimostrazione di Lodovico Dolce annessa a tutte le edizioni giolitine e utilizzata anche da editori concorrenti come Valvassori e Valgrisi. Pubblicato in quasi quaranta edizioni del poema, il commento di Dolce fu il primo e il più fortunato di una serie di paratesti che contribuirono a consolidare la tendenza della critica alla canonizzazione del poema. Attraverso il confronto delle comparazioni di certi episodi del Furioso con quelli dell’Eneide, Dolce dimostrò l’affinità e la provenienza classica delle ottave ariostesche, ignorando volutamente gli autori imitati da Ariosto, fatta eccezione per Virgilio e Ovidio, quest’ultimo rilanciato proprio in quel periodo come il modello classico più vicino alla forma romanzesca. A sua volta Clemente Valvassori dichiarò, nella dedica del 1553, che Ariosto aveva addirittura superato gli antichi: «In questa nostra lingua Volgare, ha col suo Orlando Furioso rilevata l’Eroica composizione a tanta altezza, a quanta giammai s’alzasse per Virgilio, ed Omero nella loro favella». Il poema non rappresentava soltanto la più alta realizzazione dell’epica moderna, ma, essendo scevro di tutti quegli aspetti appartenenti al mondo pagano propri dei poemi di Omero e Virgilio, era decisamente più edificante. Anche Simon Fórnari nella sua Spositione sopra l’Orlando Furioso si sofferma con particolare insistenza sulla capacità di Ariosto di imitare Omero e Virgilio adattandone la materia alle esigenze diverse del tempo in cui scrive. Attraverso una serrata esemplificazione delle sue tesi, Fórnari può alla fine capovolgere in positivo le accuse dei primi detrattori del Furioso affermando che, come Omero e Virgilio sono stati modelli per l’epica antica, così Ariosto, poeta moderno, ha tutte le carte in regola per essere considerato modello dei poeti che verranno dopo di lui. Analoghe, anche a distanza di molti anni, le argomentazioni di critici che includono il Furioso entro il genere epico, sia che si muovano sulla stessa linea apologetica di Fórnari, come Alberto Lavezuola, sia che tentino, come Orazio Toscanella, di individuare favole morali e significati riposti che garantiscano il riferimento allusivo alla tradizione.en
description.abstractAlmost immediately upon its publication in the definitive third edition in 1532, Ariosto’s Orlando Furioso became an important site, frequently a hotly contest one, of critical investigation, and it has remarne such throughout most of the history of its reception. It was the first poem in the European literary tradition to sustain an ongoing debate about its canonicity. Early critics such as Giovanni Battista Giraldi Cinzio and his protégé Giovanni Battista Pigna were interested in legitimating Ariosto’s poem through a variety of strategies, including affiliating it to canonical works of antiquity, many of wich had originally influenced Ariosto’s shaping of the Orlando Furioso’s narrative. Legitimating the Orlando Furioso in this way also contributed to the ongoing process in the cinquecento of arguing for the value of the vernacular language in which it was written. The canonization of the Orlando Furioso as a new kind of vernacular classic was simultaneously a victory for the italian language and for Ariosto’s hometown of Ferrara. By the middle of the cinquecento Ariosto was readily referred to as the Ferrarese Homer and often represented in classical profile wearing the laurel crown, a simboli marker that his own poetic excellence had mathced that of the classical touchstones. Even in early descriptions of the poet’s life, biographers emphasized what they perceived to be a Virgilian track to his career in his progress from smaller poetic genres to his larger poem. A crucial point of contention in these first debates on the Orlando Furioso’s status as a vernacular classic was the poem’s narrative design, specifically the extent to which it resembled a classical epic and/or a medieval romance. Bembo had promoted Petrarca and Boccaccio as models for Italian lyric and prose, respectively, but there was no idealized equivalent for narrative poetry in the vernacular. As early as 1540s, Ariosto’s poem was positioned to satisfy the need for such an Italian model. It was in these same years that Italian critical discourse was being shake by the reception of Aristotle’s Poetics and Horace’s Ars poetica, whose strictures of a unified narrative design were contradicted by Ariosto’s poem. Accordingly, the Orlando Furioso landed at the center o fan acromonious debate between neoclassical Aristotelians who found Ariosto’s narrative wanting in epic features and other critical readers who sought to justify the romance qualities of its narrative design. The primary criticism against the poem was that its plot focused on many actions of numerous characters rather than a single unifying action of one heroic character. In addition, many Aristotelians interpreted the intermittent interventions of the narrator into the narrative as a breach of epic decorum. Finally, the poem lacce verisimilitude. Strategie sto efendi the Orlando Furioso against these criticism varied. Some readers emphasized those features of the poem that did indie recall classical epic, for example, its many allusions to Virgil’s Aeneid and the occasional allusion to Homeric poetry. Ariosto’s re cycling of classical similes from Virgil and Homer was a case in point. In this way, these classicizing critics countered that the Orlando Furioso, despite appearances to the contrary, was much more epic than the untutored reader might regognize. An intriguing tactic adepte Lodovico Dolce, among others, was to affiliate the Orlando Furioso with those poems of antiquity that were themselves somewhat less than faithful to the canonical standards of classical epic narrative. Ovid’s Metamorphoses played an important role in this renard. This strategy proved so successful that subsequent Italian translators of Ovid’s poem frequently created the impression in their renderings that the Latin work was a romance-epic poem akin to Ariosto’s. Moreover, Venetian publishers packaged these italianized classics in editions that in many ways looked like the Orlando Furioso in order to capitalize on Ariosto’s poem’s critical fortune. This proved a successful marketing ploy, for readers had begun to expert that literary narratives, even classical ones, should conform to the parameters of Ariosto’s poem. By the second half of the sixteenth century, the Orlando Furioso had become the touchstone of narrative art. In the and, although critics could not always agree on what to call it (epic, romance, romance-epic) and chete or noti t should be canonized a vernacular classic, Orlando Furioso’s popularity surged among general readers.en
description.tableofcontentsDESCRIZIONE DELL’OPERA - I. AVVIO DELL’ESEGESI DEL FURIOSO - I. 1 Mercanzia più d’onore che d’utile: l’edizione giolitina del 1542 - I. 2 Lodovico Dolce - I. 3 Brieve dimostramento di molte comparazioni et sentenze dell’Ariosto in diversi autori imitate - I. 4 Sebastiano Fausto da Longiano - I. 5 Un’ipotesi critica: il Paragone. - II. CONVERSIONE CONTRORIFORMISTICA DEL POEMA - II. 1 Clemente Valvassori, Giuseppe Bononome - II. 2 Una natura poco affine alle convenzioni dell’impegno epico. Ruggiero e il canto X - II. 3 Un attardato neoplatonico. Orazio Toscanella - II. 4 Un vorticoso gioco di specchi: Le Bellezze del Furioso - II. 5 Le spiegazioni delle favole. Simon Fórnari e Niccolò Eugenico. - III. MEMORIA DEI LUOGHI TOPICI NEGLI ANNI OTTANTA - III. 1 Due modi d’intendere la poesia. La pubblicazione della Gerusalemme Liberata - III. 2 Un perfetto codice letterario. Le Osservationi di Alberto Lavezuola. - CONCLUSIONI - APPENDICE, Documenti di ricezione dell’Orlando Furioso contenute nell’edizione Orlandini. - BIBLIOGRAFIA - CRITICAen
format.extent2494378 bytes-
format.mimetypeapplication/pdf-
language.isoiten
subjectAriosto, Ludovicoen
subjectOrlando Furiosoen
subjectGiolito, Gabrieleen
subjectOrlandini, Stefanoen
subjectparatestoen
subject.classificationL-FIL-LET/10 Letteratura italianaen
titleDossier Ariosto: un'edizione settecentesca dell'Orlando Furiosoen
typeDoctoral thesisen
degree.nameItalianisticaen
degree.levelDottoratoen
degree.disciplineFacoltà di lettere e filosofiaen
degree.grantorUniversità degli studi di Roma Tor Vergataen
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